L’ansia di vivere… ogni giorno come se fosse l’ultimo

Chi di noi non ha mai sentito una volta nella vita la famosa frase “Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo”, magari in tutta una serie di varianti più o meno diffuse in discutibili immagini su Facebook?

Benché capisca, in parte, il senso di questa frase, la sua intimazione a non passare le giornate giacendo nel letto pensando di avere chissà quanto tempo a disposizione, il suo ricordarci che non abbiamo un’etichetta con apposta la nostra data di scadenza e quindi non abbiamo modo di sapere quale sarà effettivamente il nostro ultimo giorno di vita, penso che meriti comunque una riflessione più approfondita.

C’è infatti un aspetto di questa frase che infonde una certa ansia. Nel senso che si potrebbe essere portati a pensare di dover necessariamente fare cose eccezionali ogni giorno della nostra vita per viverla appieno, per non sprecarla. I social network, poi, non aiutano affatto in questo senso. Ci sono persone che sembra che davvero vivano ogni giorno come fosse l’ultimo e il più pazzesco della loro vita, avendo sempre mille impegni, eventi, cose eccezionali da fare mentre noi siamo a casa davanti ad uno schermo e non abbiamo niente di meglio da fare che essere spettatori delle loro vite.

Tanti giorni della nostra vita vengono trascorsi in modo noioso, facendo attività che nessuno vorrebbe mai fare durante il suo ultimo giorno di vita. Penso alla mia: studiare centinaia di pagine, stare da sola in una stanza a leggere Topolino o riscrivere frasi di canzoni, riordinare l’armadio, andare a lezione all’università, perdere due ore per i ritardi di Trenitalia, stare mezza giornata davanti ad un computer. Se la ripeto nella mia mente, mi sembra di non aver rispettato questa massima la maggior parte del tempo, di non aver quindi dato abbastanza valore alla mia vita, perché ho vissuto troppi giorni in prospettiva del domani, senza fare nulla di eccezionale, nulla di memorabile, nulla che mi avrebbe resa fiera se fossi morta la sera di quello stesso giorno. Penso ai giorni chiusa in casa a studiare o chiusa in casa e basta, mentre magari vedevo sui social le persone fare viaggi in mete pazzesche, divertirsi con gli amici, cambiare fidanzato. Seguendo questo ragionamento, ho sprecato e buttato una quantità di ore della mia vita che mi fa male solo pensarlo.

Però, dato che questa frase, forse non l’avevo ancora detto, mi sembra abbastanza stupida, io non seguo questo ragionamento. Penso invece: quanti di questi giorni noiosi sono stati anche del tutto inutili? Sicuramente una parte, ma di certo non tutti. Anzi, ad intuito direi che la maggior parte sono stati utili, utilissimi. La realizzazione degli obiettivi e il raggiungimento dei traguardi si ottengono facendo piccoli avanzamenti giorno per giorno. Avanzamenti noiosi. Sono i piccoli, apparentemente inutili gesti di ogni giorno che, sommandosi nel tempo, apportano grandi cambiamenti alla nostra vita. Studi, studi, studi e ti annoi per anni finché un bel giorno ti ritrovi alla tua laurea e non potresti sentirti più felice e appagato. Parli con una persona un giorno, due, tre, ci esci insieme, passi sempre più tempo con lei, sempre più spesso, finché ti accorgi che forse c’è qualcos’altro, che nel tempo le cose sono cambiate, che forse vuoi sposarla o forse non vuoi vederla mai più. Ma è l’insieme di piccole azioni quotidiane che crea e distrugge le relazioni, non un unico, singolo giorno o un giorno vissuto come fosse l’ultimo. Magari se fosse l’ultimo giorno della vostra vita, pensereste di dichiararvi alla persona che amate, per esempio. Ma la sua risposta affermativa (e quindi la vostra contentezza) non dipenderebbe comunque da quella singola azione, quanto piuttosto da tutte le piccole, ripetute interazioni che, nei giorni o negli anni precedenti, avrete avuto con quella persona e che l’hanno portata a farsi una certa opinione su di voi.

Insomma, le cose grandi della nostra vita non si realizzano e non possono realizzarsi nell’arco di un giorno attraverso chissà quali exploit. Ci vogliono noia e pazienza quotidiane. Ci vogliono i giorni che nessuno vorrebbe vivere, né come primi né come ultimi della propria vita. Giorni all’apparenza inutili che con il senno di poi diventano essenziali.

Quando morirò, sono sicura che riguardando indietro nella mia vita non penserò a quanto vado fiera di tutte le attività pazze che ho fatto, alla volta in cui ho fatto parapendio, mi sono buttata dal paracadute o ho cavalcato un elefante (vabbè, forse anche perché non ho mai fatto nessuna di queste cose, direte voi). Farò un bilancio e penserò a quanti progetti sono riuscita a realizzare, a quanto ho costruito, a quanto sono migliorata e sono riuscita a vivere secondo i valori che ritengo giusti e alle volte in cui invece ho ceduto e non sono stata capace di essere la persona buona che voglio essere. Penserò alle persone che mi circondano, all’importanza che ho avuto nella loro vita, mi chiederò se sono riuscita a contare qualcosa per loro, a prescindere dai miei lanci con il paracadute o dalle serate pazze in discoteca. Insomma, guarderò alla mia vita nel suo complesso e non ai singoli giorni. Non sarà importante quanti giorni ho passato chiusa in casa ad annoiarmi, se poi quei giorni mi hanno portata a raggiungere obiettivi per me importanti. E se morirò prima di raggiungerli, sarò comunque contenta di averceli avuti, degli obiettivi. Di essermi sempre (vabbè, siamo onesti, spesso) impegnata per fare qualcosa di più, qualcosa di meglio, anche se poco. Di non essere andata avanti solo per inerzia.

Che cosa voglio dire con tutta questa pappardella?

Che se oggi è uno di quei giorni noiosi, in cui magari siete di cattivo umore perché dovete fare cose che non volete fare, pensare che non state seguendo il diktat di viverlo come se fosse l’ultimo della vostra vita, vi può solo far stare peggio. Aprire i social e vedere che gli altri si lanciano con il paracadute mentre voi siete reclusi, vi farà pensare che state sprecando un giorno prezioso. Non fatelo.

Non pensate che non state vivendo degnamente la vostra vita perché in questo momento non siete a Bali o a tenere un TedTalk. Non sono (solo) le attività eccezionali che danno qualità alla nostra esistenza. C’è molto altro. E il fatto che non facciate cose eccezionali la maggior parte del tempo, è normale. La vita, per come la vedo io, non è una performance: è un palazzo da costruire nel migliore dei modi, tenendo in conto tantissime variabili, ma possibilmente secondo il nostro gusto. In alcuni momenti della nostra vita scegliamo l’arredamento e il colore delle pareti, in altri impastiamo la calce. Allora, mentre state impastando la calce, chiedetevi se lo state facendo per un fine che vi renderà felici, che vi farà sentire appagati, che renderà felice qualcuno la cui felicità renderà a sua volta felici anche voi. O semplicemente, chiedetevi se oggi avete fatto qualcosa, anche di minimo, che può in qualche modo influire sul raggiungimento di un vostro obiettivo o di un vostro sogno. E con sogno o obiettivo non intendo cose giganti tipo aprire una multinazionale. Intendo cose più piccole che vorreste andassero bene nella vostra vita: un esame, un rapporto di lavoro, un hobby,  una relazione. Magari avete telefonato a vostro nonno o chiesto i compiti alla persona che vi piace o fatto un piccolo favore a qualcuno che vi sarà riconoscente.

Il senso vero di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, secondo me, non risiede tanto nel cercare di fare ogni giorno cose eccezionali, ma nel cercare ogni giorno di fare cose. Nel cercare di non rimandare ad un domani che potrebbe non arrivare mai. Non è nemmeno così difficile: basta non stare tutto il giorno sul divano a non fare nulla, in poche parole.

Prima o poi le azioni piccole si trasformeranno in qualcosa di grande e vi accorgerete di quanto avete realizzato e sarete grati ai giorni passati, anche e soprattutto a quelli all’apparenza meno speciali. Il vostro compito è solo (eh, dici niente!) impegnarvi per fare in modo che tutto ciò accada più prima che poi.

E voi? Come intendete questa frase? Che cosa ne pensate? Vivete ogni giorno come se fosse l’ultimo? Fatemi sapere!

P.S. da tenere in considerazione: Per fortuna, la maggior parte dei giorni della nostra vita non sono l’ultimo. Lo dicono le statistiche!

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