Di cosa parlano le persone che parlano tanto?

Ciao amici, ben ritrovati su questi disagiati schermi. Come state? Spero il cambio di stagione non stia incidendo troppo sui vostri sbalzi di umore e sulla caduta dei vostri capelli, ma in caso contrario sappiate che è tutto nella norma. Passerà.

Oggi volevo parlare di un argomento che, come un po’ tutti quelli di cui ho già parlato, scaturisce da mie piccole esperienze di vita. Fatemi sapere che cosa ne pensate in proposito, le cose che seguiranno non sono avallate da alcun tipo di test effettuato maltrattando umani o topi, ergo magari dico un sacco di cavolate. Ditemi!

Ebbene, il mondo si divide in due categorie: le persone che parlano tanto e le persone che parlano poco. 

Ok, ok, non è vero. Chiaramente come in tutte le cose esistono sfumature intermedie e questi dualismi spicci fanno un po’ troppo Pitagora. Però era per fare la frase ad effetto, dai, fatemela passare. Allora diciamo così: al mondo esistono persone che parlano tanto, tantissimo, e persone che invece parlano poco. Io personalmente credo di collocarmi in una fascia intermedia, per cui sugli argomenti giusti potrei sproloquiare per ore, ma ammetto anche di non disdegnare il silenzio. Beh, non il silenzio ad un primo appuntamento o ad un’interrogazione magari, ma diciamo che ci sono alcune situazioni sociali in cui non sento di dover necessariamente riempire l’aria di parole

Ma come avrete letto dal titolo, oggi non intendo parlare di me, bensì di altri: delle persone che parlano tanto. Dei nostri amici loquaci. Dovete sapere che io ho una grande ammirazione per queste persone e le vedo come detentrici di una dote innata che quasi non sanno di avere. Quando ho a che fare con questo tipo di persone – dato che non devo parlare per la maggior parte del tempo, perché parlano sempre loro – ascolto, osservo, rifletto e mi chiedo: ma come fanno? Cioè, di che cosa parlano tutto il tempo? Come possono avere così tante cose in più di me da dire? C’è qualche tecnica che posso imparare?

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Sì, perché poi il succo di questo post è questo: si può imparare qualcosa da questo tipo di persone, qualche trucchetto a cui ricorrere quando sentiamo che è necessario parlare di qualcosa, ma siamo bloccati e non ci viene in mente proprio nulla? Secondo me sì, anche se premetto che non diventerete magicamente dei chiacchieroni dopo aver letto questo articolo. Lo so, è una delusione, me ne rammarico ma che ci volete fare. C’est la vie.

Ma quindi, di cosa parlano le persone che parlano tanto? Io amo gli elenchi puntati, perciò eccone uno per voi:

  • Del nulla. Innanzitutto va detto che queste persone parlano di cose non molto interessanti. Non fraintendetemi, non intendo insinuare che siano persone noiose, anzi, tutt’altro. Però è vero che molto spesso si dilungano su argomenti che sono molto semplici e quotidiani, forniscono dettagli che potrebbero benissimo venire omessi o raccontano storie che tutto sommato non hanno un fine di qualche tipo. Però lo fanno benissimo: sanno dare la giusta forza al discorso, usare un’intonazione avvincente e confezionare una struttura narrativa degna di premio Strega anche per dirvi che mentre andavano a comprare il pane hanno incontrato la zia della loro vicina di casa che portava a passeggio il cane che zoppicava perché aveva subito un intervento due giorni prima. E anche se non ve ne importa niente, a un certo punto vi ritroverete incuriositi dalla storia e magari avrete anche voglia di fare domande per approfondire. Certo, il rischio è di diventare veramente noiosi, soprattutto se si insiste su aspetti negativi e si trasforma il racconto in una lamentela interminabile e meno arginabile di un fiume in piena. Però la lezione da imparare per noi è la seguente: non è necessario che ogni nostro discorso abbia il calibro di uno speech di Greta Thunberg davanti alle Nazioni Unite. Molte volte non sappiamo rendere i nostri discorsi interessanti perché siamo noi in primis a credere che non lo siano. A chi interessa che cosa abbiamo fatto stamattina, di che colore era quel tramonto che abbiamo visto in vacanza o che battuta ci ha fatto il commesso di Zara ieri pomeriggio. Credendo che questi discorsi non siano particolarmente appassionanti, magari omettiamo tutti quei dettagli che danno colore e rendono interessante il discorso, facciamo un riassunto sbrigativo e poco convinto che finisce per essere effettivamente noioso. Ma le persone che parlano tanto sono la prova che anche i discorsi non molto interessanti possono essere interessanti. Interessante, vero?
  • Delle notizie (o degli altri). Sì, questo è un trucchetto molto facile e una delle poche occasioni in cui leggere dell’ennesimo caso di batterio killer in Florida possa rivelarsi utile nella nostra vita. La frase: “Ma hai sentito che…” si rivela spesso un ottimo conversation starter, specialmente quando davvero sembra non ci sia proprio nessun argomento da sollevare e il silenzio inizia a farsi imbarazzante. Le persone che parlano tanto conoscono questo trucchetto e lo utilizzano sapientemente, anche in questo caso colorendo il tutto con dettagli e particolari che ogni tanto ci si chiede persino se siano reali o inventati. Ma non importa: l’importante è che non smettano di parlare e non facciano cadere nuovamente il silenzio. Perciò ben venga il nuovo sospetto caso di Mucca Pazza in Nicaragua. Le notizie poi sono cugine alla lontana dei pettegolezzi e molto spesso, quando le news assumono dimensioni sempre più locali, si trasfigurano e diventano puro gossip.  Anche questo è un ottimo argomento di conversazione per alcune persone, che tendo a sconsigliare per evidenti questioni morali, ma come si dice, talvolta il fine giustifica i mezzi. In questo caso al “Ma hai sentito che…” si può agevolmente sostituire anche un “Ma hai saputo che…”, preludio ad una bella chiacchierata su qualche gravidanza inattesa nel vicinato. Che insegnamento trarre da tutto ciò? Leggete le notizie, oppure siate molto impiccioni
  • Della loro vita privata. Si, per qualche motivo alcune persone non amano parlare del lato più privato della propria esistenza, dei loro affetti e delle loro emozioni, mentre altri vi elencherebbero anche le cifre del conto corrente della cognata se le sapessero. E quindi entrano in dettagli intimi, fanno leggere messaggi, vi parlano dei loro conoscenti chiamandoli per nome come se fossero anche amici vostri, del tipo “Sono passata da Giulio mentre Francesco era uscito a fare una passeggiata con Gaia” e voi non sapete nemmeno se Gaia sia una ragazza oppure un cane. Quando si riesce a parlare di questi argomenti più privati, risulta molto facile trovare cose da dire, perché alla fine tutti noi abbiamo storie da raccontare, che siano d’amore o di amicizia, di gioia o delusione, di traguardi o di ingiustizie. Semplicemente, un po’ perché temiamo siano troppo personali e dunque di nuovo non interessanti, un po’ perché ci preme che alcuni argomenti rimangano riservati a una cerchia ristretta di persone, molto spesso teniamo per noi queste storie, perdendo però così una fetta piuttosto consistente di argomenti di conversazione papabili. Certo, se uno non è predisposto difficilmente riuscirà ad auto-indursi il desiderio di dire i fatti suoi a chiunque, ma comunque credo ci si possa, di tanto in tanto, sforzare e tirare fuori qualche storia un pochino più personale, lasciarsi scappare qualche dettaglio innocente della nostra vita privata, parlare di qualche nostro sentimento in maniera più aperta del solito. Anche perché parlare di argomenti più personali aiuta a far aumentare più rapidamente la confidenza, cosa che può fare piacere all’interlocutore e può significare un salto di status del rapporto da conoscenza ad amicizia, purché sia fatto con misura e buon senso. E con misura e buon senso intendo: vietato parlare tutto il tempo di noi stessi e dei nostri drammi, perché l’unico sconosciuto disposto ad ascoltarli sarebbe uno psicologo, che comunque si farebbe pagare. In medio stat virtus, dicevano i latini, che infatti dicevano sempre un sacco di cose sagge.

Ecco, per non dilungarmi oltre penso mi fermerò a queste tre tematiche perché mi sembrano quelle più rilevanti e anche perché aspetto che voi me ne diciate delle altre, dopo aver analizzato attentamente i discorsi dei vostri amici chiacchieroni. Vorrei concludere sottolineando come nessuna delle cose scritte un questo articolo debba essere intesa come una critica verso le persone loquaci, né come una demonizzazione dei laconici. Stimo le persone che parlano tanto e le ringrazio per tutte le volte che hanno salvato conversazioni che sembravano destinate a cadere per non rialzarsi mai più.

Fatemi sapere di che cosa parlano i chiacchieroni che conoscete, ditemi se e quanto vi piace parlare e se e quanto vi piacciono le persone che parlano tanto. Io vi lascio con i sinonimi e i contrari della parola “loquace” proposti da Treccani, perché li trovo adorabili e amo la nostra lingua. Un saluto!

loquace agg. [dal lat. loquax -acis, der. di loqui “parlare”]. – 1. [che parla molto: non sei molto l. oggi] ≈ (fam.) chiacchierino, (fam.) chiacchierone, ciarliero, (lett.) facondo, (non com.) garrulo. ‖ logorroico, prolisso, verboso. ↔ laconico, Ⓣ (med.) mutacico, (lett.) silente, silenzioso, (lett.) tacito, taciturno. 2. (fig.) [che esprime qualcosa senza ricorrere alle parole: gesto, occhiata l.] ≈ eloquente, espressivo, parlante, significativo.

2 pensieri riguardo “Di cosa parlano le persone che parlano tanto?

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