#NotAllMen: la demonizzazione e il mio punto di vista

Ciao a tutti!

Probabilmente questo post non è del tutto attinente alle tematiche del blog, ma avevo bisogno di spazio per scrivere di questa cosa. Spero possa interessarvi comunque e spero abbiate voglia di leggere fino in fondo.

Premessa: Ho 25 anni, sono di sesso biologico femminile, mi identifico nel genere donna. Sono nata e cresciuta in un contesto discretamente privilegiato, in una famiglia normale, ho sempre frequentato delle buone scuole e vissuto in una zona tranquilla. 

Ricordo che quando ero bambina, potevo avere 4 o 5 anni, non capivo perché dovessi prendermi costantemente botte da mio cugino, mio coetaneo, che era un maschietto e quindi si sa, i maschietti si divertono sempre ad alzare le mani, nella totale leggerezza dei miei parenti che, quasi divertiti, a malapena sembravano notare il perpetrarsi dell’ingiustizia. Quando sono diventata “signorina” (ma perché si deve dire così, brrrr), mia mamma mi ha insegnato a mettermi i pantaloni neri e le maglie lunghe per non far intravedere il segno delle “mutande da ciclo”. E a imboscarmi gli assorbenti per andare in bagno con la massima circospezione qualora ci fosse qualsivoglia forma di vita maschile nei paraggi. Più o meno negli stessi anni, le ragazze della mia età hanno iniziato inderogabilmente a dividersi ed essere divise in due intramontabili categorie: le troie e le suore. O eri l’una o eri l’altra, difficile dire in quale categoria fosse peggio venire a trovarsi. Ma non vi dico nulla di nuovo, se mai avete avuto 14 anni. Qualche anno dopo, alle superiori, tra una perifrastica e un integrale ho introiettato anche l’utilissima abilità di alzare il medio in perfetta sincronia con la mia amica, per mandare a quel paese quelli che ci suonavano dal furgone quando andavamo in giro d’estate con le gambe scoperte. Quando ho preso la patente, il mio fidanzato di allora mi disse che si vergognava a farsi portare in macchina dalla sua ragazza. Ai tempi dell’università, in Erasmus, una sera mi sono dovuta nascondere nel bagno di una discoteca perché dei ragazzi volevano che io e la mia amica andassimo ad ogni costo via con loro. Sei mesi fa, mi sono sentita dire da un mio parente che indossavo delle scarpe “anti-stupro”, perché avevo ai piedi delle ballerine. Tre mesi fa, ho fatto partire nel panico una chiamata al mio fidanzato: stavo tornando a casa da sola, poco dopo la mezzanotte e un tizio barcollante ha attraversato la strada venendomi incontro, sebbene io avessi appena cambiato lato per non passargli vicino. L’altro ieri, i miei colleghi maschi mi hanno chiesto scusa per aver detto una parolaccia in mia presenza. E l’hanno fatto anche la settimana scorsa, due settimane e un mese fa. Ogni giorno, se cammino per strada ed è buio, controllo sistematicamente di non avere nessuno alle spalle e nel caso affretto il passo. Prima di uscire mi accerto che il vestito che ho scelto copra i centimetri di pelle sufficienti a non intaccare la mia integrità morale. Penso in maniera del tutto disfunzionale che se quando vengono ospiti a casa del mio ragazzo non la trovano tirata a lucido, la ritengano una mia mancanza. Vedo che nell’azienda in cui lavoro tutte le persone che hanno richiesto il part time sono, senza eccezione alcuna, tutte donne

Queste sono soltanto una manciata di cose che mi sono venute in mente sul momento, ma la lista di episodi e circostanze potrebbe dilatarsi all’infinito. Tutte queste cose mi sono successe e mi succedono A CAUSA della prima parte della mia premessa e NONOSTANTE la seconda parte della stessa premessa.

YesAllWomen spreads awareness as well as controversy – Whitney Update

A questo punto (se non avete già smesso di leggere, cosa che è molto possibile stando alle statistiche sulla soglia di attenzione) vi sembrerà che io abbia confezionato il solito discorso vittimista avendo tagliato (sia lodato l’Altissimo!) la parte sull’obbligo sociale della depilazione, le prese in giro sul peso, la disparità dei salari, le tasse sugli assorbenti, ecc ecc. Beh, un po’ a dire il vero è così. Ma c’è dell’altro. Ho fatto questo discorso per farvi capire da che posizione prende le mosse il discorso vero, che è quello che devo ancora fare. 

In questi giorni sento tanto demonizzare la ormai arcinota frase “not all men” e nonostante abbia sentito e letto un po’ di voci, ancora non ho capito a fondo perché alcune donne se la stiano prendendo tanto con questa frase. Forse potremmo chiudere la pratica dicendo che si tratta di un mio limite di comprendonio, ma mi piace invece pensare di avere delle buone ragioni per essere confusa e ora ve le spiego. La risposta “not all men” nasce a seguito di accuse GRAVI, su fatti e atti che sono reati penalmente perseguibili e perseguiti, che a mio avviso con troppa leggerezza vengono affibbiati ad un’intera categoria di persone solo perché attribuibili ad un numero sufficientemente alto di rappresentanti di quella categoria stessa. Parlando come magno: gli uomini si devono sentire dire che sono stupratori e omicidi perché un numero ridotto  (certo, raccapricciante, ma pur sempre ridotto) di uomini stuprano le ragazze e ammazzano le mogli. E in tutto questo dovrebbero bonariamente tacere o, al massimo, assentire.

NotAllMen | il ricciocorno schiattoso

Ora, non so se ci riesco, ma io provo a mettermi nei loro panni: se qualcuno mi venisse a dire che tutte le donne sono pericolose perché le statistiche sugli infanticidi dicono che a uccidere i figli sono soprattutto le mamme, la prima cosa che ribatterei è “Ma io non lo farei mai, non è giusto fare di tutta l’erba un fascio!“. No?

Quello che voglio dire è che, di fronte ad accuse così gravi, mi sembra una reazione più che legittima e spontanea. Come quando a scuola la maestra puniva tutta la classe per colpa dei soliti due o tre scapestrati. È una cosa che odiavo allora (perché naturalmente in quanto bambina modello ricoprivo sempre la parte di quella punita ingiustamente) e continuo ad odiare. La critica che viene mossa è che questo atteggiamento di difesa non predispone all’ascolto, perché gli uomini sono troppo impegnati a pensare a come difendersi per ascoltare davvero: non è che allora si poteva evitare dal principio di scagliare accuse su tutta una categoria? Così forse nessuno avrebbe sentito il bisogno di difendersi e non sarebbe partito mal disposto? 

Reactions against hashtag #NotAllMen | Op-eds – Gulf News

Mi sembra assurdo che, in un mondo che stiamo cercando di dirottare verso l’abolizione dei pregiudizi, degli stereotipi e delle generalizzazioni, ora ce la vogliamo prendere candidamente con un’intera categoria per azioni che, seppur sconsiderate, restano appannaggio dei singoli. Non mi piace costruirmi da sola una narrazione in cui sono il povero agnello indifeso circondato dal branco dei lupi. E come si può asserire che il “not all men” distolga l’attenzione dal discorso se il discorso stesso parte viziato in partenza da una generalizzazione non corretta?

Io sono dell’idea che la voce di quelli che dicono “not all men” non vada repressa, ma ascoltata. Ma meno male che ci sono uomini che prendono le distanze da simili abomini e meno male che lo dicono pubblicamente! Credo che sia una voce che merita una risposta e non una censura. E che sia comunque una voce meno cacofonica di quelli che dicono “ma era un genio”, “amava la sua fidanzata”, “era un buon padre” quasi che questo bastasse a scusare l’inscusabile. È sufficiente dire “not all men” per lavarsi le mani ed essere a posto con la coscienza? Questo no, ma perlomeno è un punto di partenza.

NotAllMen - Not All Men - Pin | TeePublic

Ora, il discorso è molto più complesso di così, perché è chiaro che si tratta di un continuum ed è chiaro che la violenza si alimenta del clima corrente e che gli episodi che vi ho descritto all’inizio parlando delle mie esperienze qualcosa a che fare con atti ben più estremi ce l’hanno e come. O, se volete, è chiaro che esiste e persiste un humus di patriarcato  (termine abusato che non tirerò più in causa perché per me oramai ha perso di senso, come quando ti ripeti troppe volte la parola zucchero nella testa e alla fine ti sembra che non voglia dire più nulla) soggiacente che offre ricco nutrimento ai fatti di cronaca che ci sono tristemente familiari. Ma non credo sia nemmeno giusto sottintendere più o meno consciamente che un uomo che ti dice che hai delle scarpe “anti-stupro” sia un omicida in potenza. Tutte le volte che camminiamo da sole in una strada buia e ci allarmiamo ad ogni uomo che ci si avvicina, inneschiamo una reazione di pancia, che non segue la razionalità delle statistiche che già ci dicono che non tutti gli uomini sono malintenzionati. Forse perché a livello esperienziale ci siamo sentite dire troppe volte che gli uomini sono pericolosi, e troppo poche volte abbiamo sentito e visto uomini dire e dimostrare che “not all men are like that”.

No One Actually Thinks All Men Just Too Many Men Just Enough Men to Be  Afraid Just Enough Men That All Women Have Experienced It Just Enough to  Make It a Social

La mia idea, che apparirà senz’altro ingenua ad alcuni, è che la parte di uomini che perlomeno si degna di dire “not all men” è la parte che può essere più propensa al cambiamento, alla quale si può forse chiedere di ascoltare, di capire e di andare oltre: sono i nostri nonni buoni, i padri apprensivi e i fidanzati premurosi. Ma bisogna avere ben chiaro che non sono i paladini del femminismo senza macchia e senza paura che alcuni cercano, perché mio nonno è il primo a dirmi che non devo uscire con la gonna corta, mio padre non ha mai fatto un cazziatone a mio cugino, quella sera il mio ragazzo non ha risposto alla mia chiamata. Forse non ricoprono il ruolo di impavidi alleati, ma questo non significa che abbiano necessariamente intenzione di essere nemici. Forse dovremmo smetterla di pensare a tutto questo come una guerra tra fazioni, dico io. 

From #NotAllMen to #SoDoneChilling: A Fairytale in Two Hashtags - Arré

Anche per questo fatico a capire il discorso “Se tratti una donna normalmente non sei un eroe, stai solo facendo il tuo ma non basta. Devi fare di più e sposare la nostra causa.” se poi la postilla è “Ma ricorda: voi uomini siete tutti degli stupratori assassini”.

Credo si tratti di una disposizione sconveniente, figlia del rancore, della rabbia e della sete di vendetta: certo non i migliori presupposti per cercare di stabilire un dialogo, costruire le basi per un’uguaglianza e soprattutto per far passare un messaggio sano.

O peggio: “Ma certo che lo sappiamo che non siete tutti così, ma ora basta parlare di te, stai zitto e ascolta mentre mi lamento di infinite ingiustizie per cui tu non hai colpa”

Not all men" spiegato da Jennie Hill | Parte del discorso

Certo che alcuni uomini non capiscono: non è mai facile empatizzare con situazioni che ci sono estranee. Però forse alcuni degli uomini che stanno leggendo si saranno stupiti delle cose che ho scritto all’inizio. Forse avranno pensato che non è giusto. Forse avranno pensato che a loro queste cose non sono mai capitate, e si saranno chiesti perché. Ma se avessi detto che tutti gli eventi che ho descritto sono accaduti perché gli uomini sono degli schifosi che vogliono la supremazia del patriarcato, forse si sarebbero un tantino infastiditi. 

“Not all men” forse serve a ricordarci che non possiamo pretendere di cambiare tutti gli uomini e subito, perché i cambiamenti di mentalità richiedono tempo e comprensione e perché, forse, prima di voler cambiare gli altri e insieme agli altri dobbiamo cambiare un po’ anche noi, spiegando e spiegandoci perché lo stiamo facendo. Ricordo una mia prof che, nel marasma generale della classe in subbuglio, per farsi ascoltare invece che gridare più forte parlava pianissimo, senza battere ciglio. E capitava sempre che ben presto tutti si zittissero per riuscire a sentire cosa caspita stesse dicendo. Questo per dire che non sempre ha la meglio chi sbraita più forte. E anche per inserire una storia ad effetto in questo testo impegnato.

Ma dicevamo: gli uomini hanno assorbito quanto l’ambiente è stato in grado di offrirgli, e parimenti le donne. E l’ambiente è ancora, purtroppo, in larga parte sessista. Il sessimo si insinua, come uno spiffero, tra gli spiragli della quotidianità ed è ovunque: nei nostri padri che non sanno come stirarsi una camicia, nelle nostre amiche che pensano che non depilarsi sia anti-igienico, nei ragazzi che pagano costantemente alle ragazze qualunque cosa per ingraziarsele e nelle ragazze che si vantano delle cene scroccate, nelle madri che accusano altre madri di aver viziato i figli che ora non sanno neanche lavarsi i calzini da soli, nei post su Instagram, nelle canzoni dell’estate, nelle barzellette, nelle pubblicità, nei giocattoli, nella politica, nelle frasi che dico ogni giorno e probabilmente anche in questa pappardella che ho scritto e che se Dio vuole vi siete letti.

The G7 Summit, June 2018, from left: Theresa May (just seen), Larry Kudlow, director of the US National Economic Council, Emmanuel Macron, Angela Merkel, Yasutoshi Nishimura, Japanese deputy chief cabinet secretary, Shinzo Abe, Japanese prime minister, Kazuyuki Yamazaki, Japanese senior deputy minister for foreign affairs, John Bolton, US national security adviser, Donald Trump

La disparità tra i sessi è un fardello che ci portiamo tutti indistintamente sulle spalle, perché siamo nati e viviamo qui ed ora e credo che l’atteggiamento giusto non sia quello di ricercare l’agnello da sacrificare, ma piuttosto il bue che possa trainare il carro.  Scusate, non era tanto poetica come immagine finale, rifaccio: credo che l’atteggiamento giusto non sia quello di incolpare altri (che probabilmente al tempo neanche erano nati!) se l’albero è stato piantato storto, ma di assumerci TUTTI, senza distinzioni di geni, generi e genitali, la responsabilità e l’impegno di farlo crescere dritto. Questa era più bella, no?

Quindi nulla, questa era una mia riflessione che volevo condividere, lascio qui un disclaimer che avrei dovuto mettere all’inizio ma non ho messo perché era una paraculata e poi nessuno sarebbe andato oltre a leggere: tutte le cose che ho scritto cercano di esaurire in poco spazio un argomento che forse ne richiederebbe ben di più per quanto è articolato e complesso e sono da ritenersi come una mia mera opinione, non sono accuse rivolte verso nessuno in particolare, non sono volte a scatenare liti furibonde, non sono frutto di accurati studi di sociologia, gender studies o non so che altra materia di cui posseggo una conoscenza lacunosa, ma solo un pensiero elaborato in un triste venerdì sera di solitudine in zona rossa, perché alla fine sull’internet a tutti piace dire la propria e quindi anche a me. Non ho verità in tasca, solo idee che mi frullano nella testa.

Bacini e amore per tutti, se non siete d’accordo ricordatevi di essere educati nel farmelo notare, Natale è vicino, non vorrete rimanere senza regali a causa della vostra monelleria! E poi tanto se fate gli antipatici non vi rispondo 🙂

Ciao!

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