Arrossire perché e percome

Amiche e amici, un caro ben ritrovati.

Eccoci qui, siamo a settembre, le vacanze sono finite, si riprende la vita vera. Tutto torna alla normalità e di conseguenza anche questo blog torna in vita, dopo un (meritato?) riposo estivo che poteva lasciar presagire un disinteressamento o addirittura (non sia mai!) un abbandono di questo simpatico progetto, ma invece no. Sono tornata a fornivi un po’ di materiale da leggere mentre siete comodamente seduti sulla tazza del wc, o in metro o a Fisica II. O in un giardino fiorito, per non menzionare solo luoghi maleodoranti.

Ebbene, oggi vorrei parlare con voi di un meccanismo fisiologico che tende a manifestarsi in alcune persone più che in altre e del quale, guarda un po’, anche io sono vittima. Sì amici, sono quel genere di persona che non si fa mancare proprio nulla. Ma di cosa sto parlando, vi starete chiedendo! Parlo di quella spiacevole sensazione di calore che sale improvvisamente al nostro già disagiato volto nelle situazioni meno opportune della quotidianità e ci fa sembrare una ragazzetta imbranata di Rossana dai pensaci un po’ tu alle prese con la prima cotta: l’arrossire (ho cercato su Google e arrossimento esiste ma è “non com.” secondo Treccani).

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Rossana arrossita, per capire a cosa facevo riferimento.

Forse non siete tipi che arrossiscono in preda all’imbarazzo e in quel caso potete aver trovato una buona ragione per ritenervi delle persone fortunate (vi ho migliorato la giornata, eh?), ma forse siete invece esattamente quel tipo di persona. Potrei sbagliarmi, ma l’arrossire mi sembra proprio una feature stock del timido base. Fatemi sapere.

In ogni caso, partiamo dal principio e dai risultati delle mie ricerche su siti di degna rilevanza scientifica quali Focus, The science Lab e Psicologo-romanord.it e rispondiamo alla domanda: Perchè arrossiamo? 

Ciò che è certo è che possiamo innanzitutto dire grazie all’adrenalina, un ormone (è o non è un dato di fatto che gli ormoni sono causa di tutti i mali del mondo?) con il superpotere di stimolare il sistema nervoso simpatico, il quale a sua volta, essendo appunto un simpaticone, pensa bene di mandare sangue a bomba e ossigeno nelle vene delle nostre guance, provocando di conseguenza il maledetto rossore, nonché un aumento delle frequenze cardiaca e respiratoria.

E quindi ok, questo è quello che succede fisiologicamente. Quello che vorremmo davvero sapere, però, è: che senso ha tutto ciò? A che serve questa reazione che sembra essere assolutamente controproducente e non fa che peggiorare una già imbarazzata situazione spiacevole? Ecco, nel momento in cui nel nostro corpo si innesca un meccanismo di attacco o fuga (fight or flight) per cui – magari appunto per l’imbarazzo – vorremmo scappare e metterci in salvo, l’adrenalina aumenta, con gli effetti appena citati. Resta da capire, però, perché sono proprio i capillari delle guance ad essere la vittima designata e non quelli di qualche altra parte del corpo. Qui entra in gioco la funzione sociale del rossore: sembrerebbe infatti che l’atto di arrossire venga percepito dal nostro interlocutore come segno di sincero rammarico e pentimento da parte nostra e porti quindi l’altro a concederci benevolmente il suo perdono. In pratica chi ci sta di fronte interpreterebbe il nostro rossore come un “mi sono reso conto di aver sbagliato e questa sensazione non mi piace affatto, per questo non commetterò nuovamente lo stesso errore”. Insomma, è il nostro corpo che tenta come può di aiutarci ad essere socialmente adeguati. Cerca di farci un favore. Del resto, raramente il nostro corpo agisce con l’obiettivo di farci del male. Casomai siamo noi che spesso e volentieri ce la mettiamo tutta per fare del male al nostro corpo. Ma questa è un’altra storia.

Per quanto possiamo dunque essere grati alla nostra fisicità, dobbiamo anche guardare in faccia la realtà e ammettere che a volte, per quanto ce la metta tutta, arranca a capire che cosa sia o meno appropriato in certe circostanze

Fin qui non l’ho esplicitato, ma ci sono tante situazioni in cui le nostre guance possono diventare paonazze: rabbia, dolore, imbarazzo. Nel mio caso, io credo di arrossire prevalentemente in situazioni di più o meno forte imbarazzo: un ragazzo carino che fa una battuta (Iddio!), quando si toccano argomenti più o meno intimi/privati di cui preferirei non parlare, quando sbaglio a dare la risposta ad una domanda, quando faccio una palese figuraccia.

Mi è giusto tornato alla mente il mio professore di inglese dell’università che, guardandomi con un misto di pietà e tenerezza, mi domanda “Why are you blushing, Erika?” con seguente commento sui suoi rossori di gioventù e mio forte disagio di fronte all’intera classe. O qualcosa del genere, la memoria mi inganna.

Comunque diciamo che sentirsi avvampare mentre stai cercando di fare bella figura con un ragazzo o assumere le sembianze di un peperone di Carmagnola mentre stai provando a dissimulare l’onta ridendo autoironicamente ad una battuta sul ceppo di insalata che ti è rimasto tra i denti, beh… non è proprio il massimo della vita e ne farei volentieri a meno. Sono disposta a pagare lo scotto di non ricevere il perdono altrui via Amazon Prime, davvero, nessun disturbo.

La paura di arrossire può essere tale da raggiungere le proporzioni di una vera e propria fobia. Cercare “eritrofobia” su Google per credere. Che fare allora per evitare di arrossire? Bella domanda! Ho letto su internet che può aiutare bere acqua, stare al fresco o rifuggire le situazioni che sappiamo essere fonte di imbarazzo (ecco, forse questo potrebbe causare ulteriori problemi a livello sociale, non provatelo a casa). Quello che faccio io di solito è coprirmi con (scarsa) disinvoltura le guance con le mani e ripetermi “nonarrossirenonarrossirenonarrossire” mentre arrossisco comunque. Mi raccomando, se provate questi rimedi della nonna fatemi sapere

In ogni caso, sappiate che taluni trovano carine le persone che arrossiscono e possono esserne persino affascinati (si, ho letto su internet anche questo) perciò su con la vita! che non è bello ciò che è socialmente ineccepibile ma è bello ciò che piace. Inoltre, avete un sacco di chance di trovare un prof di inglese che guardi con tenerezza e nostalgia dei tempi andati al vostro colorito scarlatto. Buona fortuna!

Se questo post vi è piaciuto/vi ha fatto arrossire/vi ha infuso rabbia per il modo in cui è scritto condividetelo con un amico o con l’internet tutto corredato da un commento positivo o negativo in base al vostro indice di gradimento. Soprattutto, fatemi sapere se anche voi arrossite o in generale raccontatemi qualche vostro disagio, che non fa mai male.

Un caro saluto e a presto!

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