Come non odiare se stessi

Salve amici!

Era da un po’ che non scrivevo per il blog, perché ero un po’ in cerca di qualche argomento interessante di cui parlare. A tal proposito, ieri ho visto un video che mi è sembrato molto interessante e i cui contenuti vorrei condividere ed espandere con voi. Ma andiamo per gradi.

Partiamo col dire che spesso e volentieri le persone timide si portano appresso – come lumachine con la propria casa – un pesante bagaglio di insicurezze che, alla fine della fiera, si rivelano legate alla cattiva opinione e alla bassa stima che hanno di sé stesse. L’insicurezza le porta ad assumere comportamenti che a loro volta abbassano ulteriormente i loro personali livelli di auto-apprezzamento (vedi: stare in silenzio, cercare di passare inosservati, essere perennemente imbarazzati e simili), in un loop infinito di para e disagio.

E questo spesso accade perché siamo troppo severi con noi stessi. Siamo i giudici più critici e spietati e commettiamo troppo frequentemente l’errore di pensare di essere obiettivi. Ma raramente lo siamo davvero.

Il video di cui vi parlavo fornisce alcuni spunti interessanti che, secondo me, possono essere d’aiuto per cercare di non perdere di vista la giusta rotta e non sprofondare nel più assoluto disprezzo di noi stessi.

Il titolo del video è “How I became mentally strong” (Come sono diventata mentalmente forte). A parlare è una ragazza britannica, Jessica Kellgren-Fozard, la quale è affetta da una serie di patologie che l’hanno portata ad avere gravi problemi di salute. È una delle mie youtuber preferite, è divertente, carismatica, super gay, ha uno stile incredibile ed è british fino all’ultima fibra del midollo. Insomma, ora io l’ho messa un po’ sul deprimente, ma i suoi video sono super positivi e motivazionali. Perciò se masticate un po’ l’inglese (britannico, britannicissimo), vi consiglio il suo canale.

Ma tornando al video: a un certo punto della sua vita, a causa della sua malattia, Jessica si è ritrovata a dover passare due anni allettata, al buio e in silenzio, perché i suoni e la luce le provocavano forti dolori. Immaginatevi per un attimo la situazione. Immaginatevi due anni così. Quale miglior modo per deprimersi, incolparsi, sentirsi inutili ed emarginati. E invece è stato proprio in questi due anni, spiega Jessica, che al posto di sprofondare nei meandri più bui della sua mente ha imparato ad essere ottimista e rimanere positiva, sviluppando una serie di strategie di “coping” di cui racconta appunto in questo video.

Dato che il video è in inglese e quindi magari non comprensibile da tutti e dato che l’ho trovato così interessante, ho insomma pensato di selezionare alcune delle idee principali e riportarvele, espandendole. Ho scelto quelle che ritengo possano essere più utili appunto al genere di persone che ho descritto poco sopra, a coloro che si buttano giù facilmente, pensano di non valere abbastanza, si sentono costantemente sbagliate o inadeguate e via discorrendo. Dopo questa lunga introduzione che, mi perdonerete, era d’obbligo, cominciamo!

  1. Amare se stessi

Lo so, detto così sembra il più banale e inutile dei consigli. Un po’ come quando stai male e ti dicono “Rimettiti, mi raccomando!”. Però in realtà è solo un titolo che racchiude in sé due suggerimenti di gran lunga più utili e pratici:

  • Prova per te stesso il medesimo affetto che proveresti per una persona nella tua situazione. Insomma: relazionati con te stesso come se te stesso non fossi tu. Ok, questa era contorta. Però è un’idea secondo me davvero fondamentale. Se vostra madre, un vostro amico, vostro cugino o il vostro vicino di casa fossero esattamente come voi, come vi comportereste nei loro confronti? Li giudichereste senza pietà? Guardereste soltanto ai loro errori? Li odiereste? Non credo, a meno che non siate dei mostri spietati. Ma dato che il mio blog lo leggono solo personcine per bene e a modo, sono sicura che sareste amorevoli o perlomeno rispettosi. Come dicevo prima, non è sano essere troppo severi verso noi stessi. Nessun altro lo è altrettanto. Pensate a qualcuno di più timido di voi e riflettete su quali sono i vostri sentimenti nei confronti di questa persona, chiedetevi cosa pensate degli altri quando fanno qualche figuraccia o qualche errore. Dopotutto, forse potreste concedere un po’ di clemenza anche a voi stessi, o no?
  • Lodate voi stessi. Ok, non al punto da trasformarvi in narcisi pavoni egocentrici. Solo q.b., come nelle ricette delle torte. L’idea è quella di ricordare a noi stessi le cose che facciamo bene. Di ricordarci che ci sono cose che facciamo bene. Ce l’avete fatta anche oggi: a scuola, al lavoro, a casa. Avete passato quel maledetto esame. Siete riusciti a camminare davanti alla persona che vi piace senza inciampare. Avete fatto attraversare qualcuno sulle strisce. Ripensateci, siatene contenti. Se finalmente riuscite ad entrare dal benzinaio per pagare, datevi mentalmente un cinque da soli.
  1. Essere presenti

Anche questo un titolo un po’ da moda della mindfulness che sembra non voler dire niente, ma ecco come fare nella pratica:

  • Niente pensieri irrazionali sul futuro e paranoie a lungo termine. Quando vi rendete conto che state costruendo nella vostra mente un ipotetico, deprimente scenario in cui tra dieci anni sarete soli, tristi e poveri, fermatevi. Non serve a nulla pensare “E se tra dieci anni sarò ancora come sono oggi?”. Vi rivelo un segreto: è impossibile. Nessuno di noi ha una palla di cristallo per conoscere come sarà il futuro, ma se c’è una cosa certa è che sarà molto diverso dal presente… perché noi cambiamo, le persone attorno a noi cambiano, il mondo cambia, le opportunità si presentano dal nulla, magari quando meno ce lo aspettiamo. Tutto cambia, ma non è in nostro potere sapere come e di conseguenza sono inutili le illazioni e le preoccupazioni che ne derivano. Quando vi accorgete di stare vagando con la mente per sentieri tortuosi troppo distanti dalla vostra vista, bloccatevi e sostituite questi pensieri con le seguenti domande: “Quali traguardi ho raggiunto finora? In che cosa sono meglio oggi rispetto a com’ero in passato?”. Sono sicura che troverete a queste domande più di una risposta che vi riporterà con i piedi per terra e vi farà rendere conto di come tanti cambiamenti e miglioramenti avvengono per il semplice fatto che il tempo passa e la vita va avanti. Pensate che è esistito un tempo in cui non avevate un lavoro, non eravate in grado di far partire un’automobile, non sapevate leggere, non avevate idea di come cucinare una pasta commestibile. Semplicemente, a volte vediamo certi progressi come tappe obbligate di passaggio, mentre sono invece dei piccoli traguardi, dei momenti in cui siamo stati bravi ed è giusto, come dicevo sopra, ricordarcelo.
  • Non restate incollati al passato. Ovviamente, si sa, le estremizzazioni non vanno mai bene e non bisogna esagerare nemmeno nel senso opposto, rimanendo fossilizzati in un passato che, appunto, ormai è passato. Il futuro non si può conoscere, il passato non si può cambiare. Altro segreto: sulle figuracce che avete fatto quando avevate tredici anni continuate a rimuginare esclusivamente voi. Tutti gli altri molto probabilmente non se le ricordano o se se le ricordano di certo non passano il proprio tempo a rievocarle. Sono già molto occupati a ripensare alle proprie. Inoltre: non c’è modo di tornare indietro e non commettere gli errori commessi, ma proprio per questo continuare a pensarci è inutile. È sicuramente più fruttuoso concentrarsi sul presente, su ciò che stiamo facendo adesso, su come ci stiamo comportando nell’ultimo periodo, e, se necessario, magari studiare un modo per porre rimedio adesso ai danni fatti allora. Insomma, è inutile piangere sul latte versato, mentre è un’ottima idea comprarne una confezione nuova e prepararsi un bel cappuccino.
  1. Affrontare le proprie paure

Questo è un concetto che ripeto e mi ripeto molto spesso e che ho trattato anche in passato sul blog. Tutti abbiamo delle paure più o meno irrazionali, altrimenti non esisterebbero su internet quei cataloghi sempre molto simpatici di fobie dai nomi assurdi. Pensare che ci sono situazioni sociali e attività normali per i più che a noi invece fanno molta paura, può farci sentire sbagliati. Ma alla fine, se altri umani riescono a fare ciò che a noi sembra impossibile, significa che si tratta pur sempre di attività alla portata della nostra specie. Questa consapevolezza è già un bel punto di partenza e la bella notizia è che ci sono dei modi per provare ad affrontare queste paure e per sentirci meno disadattati:

  • Esporsi a ciò che ci spaventa. È dimostrato che la graduale esposizione alle cose che ci fanno paura riduce l’ansia e la preoccupazione da esse indotte. Questo significa che a piccoli passi si possono fare dei progressi. E il bello dei piccoli passi è che possono, inizialmente, essere anche minimi. Eppure anche facendo un passo millesimale, siamo comunque più avanti di dove stavamo prima. Perciò è possibile studiare dei modi per esporsi gradualmente a ciò che ci fa paura e fare in modo che l’esperienza non sia traumatizzante. Se avete paura delle altezze, cominciate a salire sulla scala di casa vostra prima di puntare alla cima dell’Everest. Se avete paura delle feste, iniziate da una festicciola in casa con poche persone fidate prima di buttarvi a capofitto nel ballo di fine anno. Ogni tanto ve la farete sotto, ogni tanto sarete completamente paralizzati, ma ogni tanto – e questa sarà la parte migliore – potrete semplicemente compiacervi di quanta strada avete percorso con i vostri piccoli passi.
  • Confrontarsi con altre persone. Parlare con altre persone che hanno paure magari diverse dalle vostre, seppur altrettanto irrazionali, può essere di grande aiuto. In primo luogo, ci si può dare man forte l’un l’altro se uno ha paura degli scoiattoli e l’altro dei clown al circo, si possono scambiare consigli, si può trovare aiuto in qualcuno che vi tiene la mano a St. James’s Park. In secondo luogo, rendersi conto che tutti hanno paura di qualcosa ci farà sentire meno strambi e meno soli.

E questo mi porta all’ultimo e forse più importante concetto da ricordare sempre e comunque:

NON SIAMO MAI SOLI.

Davvero. Si dice che questa sia un’epoca di grande solitudine e isolamento, ma invece è bene ricordarsi che non siamo mai soli, non siamo mai gli unici. Esistono al mondo altre persone che si sentono come ci sentiamo noi, che vivono una situazione simile alla nostra o che ci sono passati e hanno preziosi consigli da darci. Internet in questo senso è una miniera d’oro e, nel mio piccolo, questo è proprio il messaggio che vorrei far passare attraverso il mio blog. Non siamo soli. Mai.

Spero che questo post, per quanto più lungo e serioso di altri, vi sia piaciuto. Non sono temi semplicissimi e spero di averli trattati e spiegati nel miglior modo possibile.

Vi consiglio comunque di vedere il video integrale e in generale il canale di questa ragazza per contenuti su questo e altri argomenti affini.

A prestissimo!

Link al video:

 

Link al canale di Jessica: https://www.youtube.com/channel/UCDdi0yUyGW1PKzYXaIACnuA

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