5 cose banali che mi fanno paura

Salve amici,

per oggi ho deciso di lasciare finalmente da parte i miei consigli non richiesti e invece parlarvi di ed elencarvi alcune ansiette quotidiane che accompagnano gesti per molte persone semplicissimi, ma che per me sono costantemente causa di para. Insomma, cose che molti fanno senza pensare e per cui io invece devo stare a pensare mille volte prima di farle. O, ancora troppo spesso, di tirarmi indietro e non farle affatto.

Iniziamo subito!

  1. Fare benzina quando il benzinaio è aperto

Già, per quanto possibile cerco con tutte le mie forze di fare benzina solo in posti in cui c’è la cassa automatica o alternativamente ad orari un po’ improbabili, quando sono sicura di non trovare umani con cui dover interagire. Forse ora vi chiederete, a giusta ragione, che cosa avranno mai di tanto particolare i benzinai da spingermi a temerli. Ebbene, ve lo spiego subito: le stazioni di servizio hanno norme di comportamento troppo poco uniformate, imprevedibili e dunque stressanti per una persona come me, che fa le cose con tranquillità solo quando sa esattamente le procedure da seguire. Vorrei proprio fare un appello ai benzinai, e questo appello è: decidetevi! Chi vuole che paghi fuori, chi vuole che paghi dentro, chi vuole che selezioni l’importo prima, chi vuole che lo comunichi alla fine, chi vuole che liberi la postazione e chi vuole che lasci la macchina lì fino a che non hai pagato e poi ci sono altre difficoltà tipo che devi scegliere bene in quale posto fermarti, perché c’è il self e il servito, poi se ti metti dal lato opposto a quello del serbatoio sembri un po’ scemo, per entrare a pagare devi capire da chi andare e ricordarti il numero della pompa e l’importo e avere un’interazione sociale, nononono…. incubo!

 

  1. Parlare al telefono per prenotare qualcosa o chiedere informazioni

Dai, siamo seri e diciamocelo: parlare al telefono non è facile come sembra, del tipo componi, parli, fai quello che devi, saluti e metti giù. Eh no, proprio no… perché al telefono non ci si capisce mai una beata mazza. Odio, odio, odio profondamente il fatto che per qualche motivo ogni volta che mi trovo a dover affrontare un discorso per telefono si creano puntualmente incomprensioni e malintesi… non so come esordire, non mi piace non poter vedere le espressioni del mio interlocutore, non mi piace interrompere quello che sta facendo con una telefonata e non poter sapere in quale situazione l’ho interrotto, detesto dover improvvisare la conversazione che non va mai come mi ero figurata prima di iniziarla (non chiamo mai senza farmi un, solitamente inutile, discorsetto mentale preliminare). Sembra davvero che il filtro del telefono (no, non quello con le orecchie da cane, che avete capito!)  renda la comunicazione molto più difficile di quanto dovrebbe, specialmente se si tratta di cose importanti… comunque, su questo va detto che in tempi recenti ho iniziato a farmi coraggio e, dopo varie ed eventuali titubanze, prove di discorsetti e palpitazioni, di solito comunque faccio la benedetta chiamata, perché a 23 anni la vita richiede di assumere comportamenti adulti e fissare impanicati il telefono sudando a quanto pare non sembra soddisfare la richiesta.

 

  1. Entrare nei negozi piccoli

I negozi piccoli mi mettono spesso e volentieri a disagio e non perché io abbia problemi di claustrofobia o niente del genere. Il fatto è che nei negozi di piccole dimensioni solitamente la commessa presta ai clienti molta più attenzione di quanta io ne vorrei, perché naturalmente sarebbe strano ignorare una persona che si trova a poca distanza da te, nello spazio di una manciata di metri quadrati. Il che è invece proprio uno dei miei desideri più profondi. Così sento pesare lo sguardo della commessa sulla mia schiena, mentre cerco di guardare la merce in vendita ma non riesco a concentrarmi perché penso a ogni mio singolo gesto e a quanto può sembrare stupido alle altre persone presenti in quello spazio ristretto che non mi permette di confondermi tra le corsie, perché corsie non ce ne sono. Sono iper concentrata su ogni gesto che faccio e mi chiedo che cosa penseranno mai gli altri, che probabilmente non si sono nemmeno accorti della mia presenza, ma per qualche motivo in queste situazioni divento un po’ egocentrica e tant’è. E poi nei negozi piccoli mi sembra sempre strano andare via senza comprare nulla, sento su di me la responsabilità di aver deluso la venditrice andandomene senza sborsare e sento talvolta la sua ira strisciante serpeggiare nell’aria. Poveretta… lascio decidere a voi se la commessa o io.

 

  1. Chiamare le persone per nome

Se già pensavate che i punti precedenti fossero strani, allacciatevi le cinture per questo. Non so nemmeno io bene come spiegarlo, nonostante i tentativi non riesco a trovare una spiegazione totalmente razionale alla cosa… In pratica generalmente mi trovo a disagio a dover chiamare a voce una persona con il suo nome proprio o comunque in generale a riferirmici direttamente tramite un appellativo, specialmente se si tratta di una persona con cui non sono in un rapporto stretto, ma non è sempre detto. In certi casi dipende forse dal fatto che chiamare una persona per nome mi sembra un atto di grande confidenza e non sia mai che io mi spinga a prendere troppa confidenza con una persona. Ma altre volte può capitarmi anche con persone più giovani di me o comunque affettivamente vicine, per cui non nutro alcun timore reverenziale. Mi spiace, non so bene che cosa dire in mia difesa, se non che almeno questo mi porta a dover trovare strategie creative e divertenti per non dovermi rivolgere direttamente ai miei conoscenti. In pratica parlo con le persone solo quando sono abbastanza vicine e non ho bisogno di attirare la loro attenzione usando il loro nome, oppure non ci parlo affatto. Scheeerzo. Comunque se qualcuno ha qualche spiegazione logica per questa cosa, me la faccia pervenire, ve ne prego! Oppure mi menta dicendo che ha lo stesso problema, giusto per farmi sentire un po’ meno sola. Grazie!

 

  1. I controlli all’aeroporto

I controlli all’aeroporto sono, penso, fastidiosi per tutti: devi spogliarti, tirare fuori le cose, fare la coda. Ma per me non sono solo fastidiosi, sono fonte di un’ansia inspiegabile, considerato che di norma non viaggio con pacchi e pacchetti di cocaina nel trolley come il più sprovvisto dei narcotrafficanti. Eppure, non mi tranquillizzo finché non sono oltre quei maledetti rulli. La questione è un po’ simile a quella dell’imbustaggio dopo la spesa al supermercato: il fatto è che c’è questa fila di persone dietro di te e tu devi fare un sacco di cose senza sbagliare ma anche mantenendo un’apparenza così un po’ casual per non passare per il solito imbranato di turno che blocca tutta la coda perché non sa che i liquidi non si possono portare in aereo, per dire. Ho sempre l’ansia di venire fermata e di scoprire che ho messo in valigia qualcosa che non dovevo o che ho 20 kg di piombo addosso e non me ne sono accorta, cose così. Poi una volta che gli oggetti personali, il bagaglio a mano e voi stessi fino alle mutande siete stati controllati bisogna recuperare tutta la roba e lì parte l’ansia di dimenticare per sempre dei pezzi fondamentali della mia vita in quei maledetti contenitori che ti fanno usare per passare le cose sul nastro, così ricontrollo venticinque volte di aver preso tutte le cianfrusaglie che avevo sparso in precedenza. In generale, poi, non mi piacciono gli aeroporti perché c’è sempre tanta gente che cammina in ogni direzione, ho sempre bagagli spesso pesanti da trascinarmi dietro, non ho il senso dell’orientamento e le persone che lavorano negli aeroporti sembra sempre che se la tirino un po’ mentre io di solito sembro un senzatetto deprivato del sonno da settimane. Che bel quadretto.

Ora amici, queste erano alcune delle mie pare più strambe e, spero, simpatiche. Raccontatemi le vostre, stilando la vostra personale classifica di piccole azioni quotidiane che vi mettono un po’ di ansietta e contribuite a rendere il mondo un posto un po’ più disagiatino.

A presto!

3 pensieri riguardo “5 cose banali che mi fanno paura

  1. Ciao Erika, mi piace tanto il tuo blog! Potrei parlare ore delle mie paure:) Oltre a 2,3,4,5 mi sento molto nervosa di entrare nella sala, al pub o qualsiasi stanza piena delle persone come prima…Odio questo momento quando tutti gli occhi mi guardano anche se può essere per poco tempo.

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    1. Grazie mille Klara! Capisco e condivido la tua paura… per fortuna, come dici tu, dura poco!
      Se ti va di parlare delle tue paure, puoi sempre scrivermi a ericoch95@hotmail.it e se ti fa piacere condividerle, puoi mandarmi qualcosa da pubblicare nella sezione “storie” del blog.
      Un abbraccio!

      "Mi piace"

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