Erasmus: come fare quello che vi pare

Cari amici,

come promesso, ecco arrivato l’articolo in cui vi parlo dell’Erasmus. No, no, aspettate a chiudere tutto… non voglio raccontarvi di quanto sia stata un’esperienza fantastica e io mi sia divertita ed abbia imparato tante cose, ecc. ecc.. Oggi no, parleremo di altro.

Partiamo dal presupposto che generalmente l’Erasmus viene visto come un’occasione per conoscere tantissime persone, socializzare, e, diciamolo spassionatamente, fare casino, andare a ballare, gonfiarsi di alcol come zampogne e via di seguito. Ora, ad una persona riservata, magari timida, magari un po’ sociopatica, tutto questo potrebbe quantomeno infondere un briciolo di ansia. Ah, cara vecchia ansia sociale! Qui si parla sempre di te!

Ecco, allora, la domanda è: come sopravvivere all’Erasmus senza dover essere i Ricky Martin festaioli della situazione che vivono la vida loca ogni sera, ma senza nemmeno recludersi entro quattro mura rifuggendo le interazioni sociali per mesi? Innanzitutto, chiarirei che sicuramente si può.

Per tutte le persone che temono di non riuscire a fare amicizia una volta partiti, in verità vi dico: è impossibile, a meno che proprio non ci mettiate del vostro. Cosa che comunque, a mio avviso, siete liberissimi di fare. In Erasmus si entra in contatto con una quantità enorme di persone nuove, ci sono tante, tantissime occasioni per socializzare, tutti sono ben disposti perché di base tutti sono in cerca di nuovi amici. Quindi su questo punto si può andare sul sicuro.

Se siete persone a cui non piace andare in discoteca, a cui non piace il casino, a cui non piace partecipare a tutte queste occasioni sociali, per prima cosa vi domando: da quanto tempo non provate a farlo? Non tiratevi indietro a prescindere, non rinunciate a provare qualcosa solo perché normalmente non è quello che fate. Avete cinque mesi per essere o provare ad essere chiunque vi faccia piacere essere, perciò almeno un tentativo può valere la pena farlo. Non costringetevi con lucchetti di cui voi stessi custodite la chiave. Le persone che incontrerete non hanno indizi sul vostro passato, non hanno idea di chi voi siate e la maggior parte di loro non vi vedrà mai più una volta finita l’esperienza. Quindi, perché non buttarsi una volta in più del solito? O due, o tre.

Detto questo, può benissimo essere che, dopo aver provato, il tutto  vi sembri detestabile. Ecco, il fatto che la maggior parte delle persone in Erasmus faccia una cosa che, a questo punto è appurato, a voi non piace, non significa che dobbiate farla anche voi perché altrimenti siete degli sfigati. Certo, in questo modo forse non riuscirete a diventare i migliori amici di un certo tipo di persone, ma il punto è: che importa? Prima di sentirvi esclusi perché non siete riusciti a legare con un determinato gruppo di persone, ricordatevi di chiedere a voi stessi se, in uno scenario ribaltato, vi divertireste a fare quello che solitamente fanno quelle persone. Se trovereste interessanti i loro discorsi, se loro troverebbero interessanti i vostri. E, soprattutto, se li vedete divertirsi a più non posso sui social, prima di ordinare la cicuta su Amazon perché a voi sembra di non divertirvi mai così tanto, tenete a mente che nella realtà si stanno divertendo almeno il 25% in meno di quanto sembra. Così, come regola. Ho imparato che riflettere lucidamente su queste cose, permette di recuperare la vera dimensione del problema, stanando l’assurdità del motivo per cui ci sentiamo tristi: vorremmo essere amici di persone di cui non vogliamo essere amici per fare con loro cose che in realtà non ci piace fare.

Per usare una frase un po’ consunta, vi dirò che il mondo è bello perché è vario. Non tutti si divertono a fare le stesse cose, non tutti amano ballare fino a tarda notte, così come non tutti amano andare  a musei o guadare serie tv o parlare davanti a un caffè. Ci sono persone a cui non piace il cioccolato e questa è davvero la prova che al mondo esiste di tutto. La bella notizia è che l’Erasmus offre la possibilità di conoscere così tante persone che statisticamente troverete sicuramente qualcuno con interessi simili ai vostri. Perciò, ma questa è una cosa che vale sempre a dirla tutta, non sentitevi mai costretti da forze invisibili a fare qualcosa solo per essere accettati, né crucciatevi a vita se persone con cui oggettivamente avete poco o niente da spartire non sono diventate vostri amici. Pazienza, è molto più importante fare quello che vi piace e vi interessa davvero, insieme a persone che trovate realmente interessanti. Dato che il vostro tempo lo vivete voi, è bene che decidiate voi come impiegarlo. Quello che fate o non fate, per quanto gli altri sembrino avere sempre giudizi in merito, ha influenza sulla vostra di vita, non su quella degli altri e rende felici o infelici voi, non gli altri che vi guardano da lontano.

Questo non è un predicozzo del tipo “siate voi stessi perché siete bellissimi così come siete”, no. Il mio discorso è molto più pratico e terra terra: fare quello che vi va veramente di fare mi sembra l’unico modo per trarre piacere da un’esperienza. Fare quello che fanno gli altri solo perché vi sembra la cosa giusta da fare anche se vi fa schifo, mi sembra invece il modo perfetto per rovinarvela. “Non lo faccio perché non mi piace” è la più serena e legittima delle risposte.

In questi mesi di Erasmus ho riflettuto spesso su questa cosa, ho osservato i comportamenti di tante persone e vi assicuro che alcune non le ho mai viste in discoteca, così come non ho mai visto altre ad eventi che non includessero alcol e musica a millemila decibel. Sono scelte individuali, ma non pensate di essere dalla parte di quelli che hanno fatto la scelta sbagliata perché non postate su Instagram foto di voi ubriachi in discoteca, questo ve lo chiedo come favore personale.

Il mio discorso, comunque, non vale solo per l’andare a ballare o il bere alcol: ho conosciuto persone che non erano minimamente interessate a viaggiare, altre a cui non interessava conoscere la città in cui vivevano o provare i piatti tipici locali, altre che studiavano fino alle 2 di notte e altre ancora che alle 2 di notte uscivano di casa. Ciascuno aveva le proprie, personali buone ragioni per trovare insensati comportamenti adottati dalla maggioranza.

La cosa importante non è cosa fate o cosa non fate, la cosa importante è che vi troviate a vostro agio nel farla. La cosa importante non sono le foto sui social network, non sono le facce sdegnate di quelli che vi chiedono: “Non hai visitato questo posto???” “Non hai fatto questa cosa???”, ma piuttosto la vostra personale percezione della qualità del tempo che trascorrete. Ergo, concentratevi sulle persone con cui vi sentite in sintonia, non tormentatevi se in sintonia non vi sentite e non vi sentirete mai con tutto un altro tipo di persone. Contratevi sulla maniera in cui volete davvero trascorrere il vostro tempo e, se siete contenti così, non ci sono motivi di preoccupazione all’orizzonte: non siete dalla parte sbagliata, siete solo dalla parte migliore per voi.

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