Il timido di turno

Una sera di qualche settimana fa mi sono ritrovata ad un tavolo con un gruppo di persone piuttosto eterogeneo. Eravamo di nazionalità diverse e alcuni di noi non si erano mai visti prima, insomma eravamo sconosciuti seduti allo stesso tavolo per via delle circostanze. Per chiarezza, con circostanze intendo il fatto che stessimo partecipando ad un pub quiz, di quelli in cui ogni squadra deve indovinare le risposte ad una serie di domande su un tema stabilito.

Io non sapevo molto dell’argomento (pazienza), ma si parlava e si scherzava e tutto sommato mi stavo divertendo.

A un certo punto, tac! in maniera improvvisa e inaspettata, come se quella situazione fosse del tutto assurda, mi sono stupita.

Mi sono estraniata dal momento presente, come se potessi guardarlo dall’alto, guardarmi dall’alto. Tipo un film. O tipo un OBE, ma meno paranormale.

E mi sono resa conto, con, ripeto, mio grande stupore, che strano ma vero la persona più timida del tavolo non ero io.

Si sa, in ogni gruppo c’è sempre qualcuno che parla di meno, o che non parla affatto e che viene per brevità e comodità tacciato di essere il timido di turno.

Sono stata per anni abituata ad essere io quella a disagio nelle situazioni sociali, che non sapeva bene cosa dire e rimaneva sempre un po’ lasciata da parte. Semplicemente, gli altri parlavano tra loro e non parlavano con me e dopo un po’ arrivava il punto in cui le loro conversazioni o i loro rapporti mi sembravano così ben avviati che non avevo più idea di cosa fare o dire per inserirmici. E così eccomi lì a salutare educatamente con un sorriso senza sapere come instaurare una conversazione, pensando ogni volta “la prossima volta magari andrà meglio” oppure “stasera sarò simpatica e cercherò di parlare” senza poi riuscire a farlo mai. Incredibile, lo so.

Non è bello sentirsi messi da parte.

Ma molto spesso è proprio lì che si annida il problema. L’errore è dare per scontato che gli altri parlino con noi di propria sponte e che non lo facciano perché non abbiamo una faccia simpatica o chissà quale altra oscura ragione.

La sera del pub quiz, allora, ho osservato.

Che cos’è che rendeva tale la persona più timida del tavolo? Esattamente il fatto di stare in un angolo senza il coraggio di parlare. Le altre persone non si accorgevano di lei per il semplice fatto che lei faceva di tutto per nascondersi. E io stessa, pur rendendomene conto, non sapevo bene che cosa fare per aiutarla, non sapevo come trovare uno spiraglio nel muro che, sono sicura involontariamente, aveva posto tra se e gli altri.

Negli anni ho imparato questa formuletta breve ma solitamente efficace: se vuoi che gli altri parlino con te, tu devi parlare con loro.

I silenzi non portano a niente e le persone non vogliono ignorare altre persone per principio.

Ma è molto più semplice e invogliante provare ad aprire una porta socchiusa che una sbarrata. Allora, bisogna cercare di essere delle porte quantomeno non chiuse a chiave.

Bisogna sempre dare un pezzettino di noi stessi per avere qualcosa dagli altri.

Inoltre, vi svelo un altro segreto un po’ scemo: non bisogna sempre dire cose intelligenti. A volte la situazione richiede di dire qualcosa e basta, non è necessario che ogni nostro intervento sia all’altezza di un discorso di ringraziamento alla notte degli Oscar. Giuro.

Nessuno si ricorderà per filo e per segno ogni parola detta durante la serata, ma ad ognuno rimarrà un’impressione generale e semplificata degli altri per cui molto probabilmente ciascun partecipante verrà ricordato ed etichettato brevemente come “quello che sorrideva tutto il tempo”, “quello che non è stato zitto un attimo”, o “quello che non ha detto una parola”.

Ovviamente, alla serata del pub quiz io non ero “quella che non stava zitta un attimo”, ma per una volta nemmeno “quella che non ha detto una parola”.

Di parola ne ho detta almeno più di una, il che è già un traguardo, ma sinceramente io per prima non ricordo affatto di che cosa io abbia o non abbia parlato. Quindi figuriamoci gli altri.

Come sempre e come in tutto, la cosa più importante è fare piccoli sforzi, poco alla volta, ma alla nostra portata. E prima o poi semplicemente succede, succede che senza sapere bene come, una sera ci si trova a stupirsi di se stessi al tavolo di un pub quiz.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...